Dove è nato il Novecento industriale di Venezia, oggi si discute di come costruirne il futuro

Il 7 ottobre, al Museo M9 di Mestre, abbiamo avuto il piacere di partecipare all’evento «Ieri, oggi, domani. Storie di evoluzione industriale e crescita del territorio», promosso da Eni in collaborazione con Fondazione Il Campiello, VeniSIA e Università Ca' Foscari Venezia.

Il titolo era già una dichiarazione di metodo. Tre avverbi di tempo per sostenere una tesi precisa: non si costruisce il futuro di un territorio senza averne compreso la storia. E nessuna storia industriale si chiude davvero, finché qualcuno è disposto a reinterpretarla.

La prima sessione, «Un secolo di energia, innovazione e trasformazione», ha messo intorno allo stesso tavolo voci che di rado si incontrano. L’Ing. Giuseppina Riggio, responsabile della Bioraffineria di Venezia Enilive. Paolo Bricco, giornalista de Il Sole 24 Ore e autore di «100 anni di energia. Da Agip a Eni. Una storia italiana». Marcello Fois, vincitore del Premio Campiello 2026 con «L'immensa distrazione». E il Prof. Carlo Bagnoli, prorettore allo sviluppo di Ca' Foscari e fondatore di VeniSIA. Il dialogo è stato moderato da Nicola Veschi di Sky TG24.

È questa composizione a rendere l'incontro significativo. Un impianto industriale, una ricostruzione storica, uno sguardo letterario e una prospettiva accademica: quattro modi di leggere la trasformazione. Ci ricordano che l'innovazione non è soltanto un fatto tecnico. È anche un racconto collettivo, che ha bisogno di memoria, di parole e di interpretazione.

La seconda sessione, «Costruire il futuro», ha spostato lo sguardo dall'eredità al progetto. Antonietta De Sanctis ha portato l'esperienza dei programmi di accelerazione e delle iniziative territoriali di Eni Joule. Accanto a lei, tre imprese radicate nel Nord-Est e attive in settori lontanissimi tra loro: Claudio Feltrin per Arper, Lorenzo Bernardi per Fassa Bortolo e Davide Rossetti per Sidi Sport. Il design d'arredo, i materiali per l'edilizia, l'abbigliamento sportivo tecnico. Settori diversi, ma una stessa domanda di fondo: come innovarsi senza smarrire la propria identità.

Per una rete come la nostra, che mette in relazione le imprese del territorio tra loro, ma anche con realtà innovative e con il mondo accademico, il programma conteneva un segnale preciso. Sullo stesso palco sedevano aziende consolidate come Arper, Fassa Bortolo e Sidi Sport, i programmi di accelerazione di Eni Joule e l'università. La stessa figura accademica, inoltre, attraversava entrambe le sessioni: prima come relatore sul secolo passato, poi come moderatore del confronto sul futuro.

Era forse una scelta di regia. Ma restituisce con efficacia una convinzione che è alla base del nostro lavoro - l'innovazione di un territorio nasce quando l'esperienza delle imprese incontra l'agilità delle startup e la profondità della ricerca.

Ne usciamo con una convinzione rafforzata. I territori che sanno rinnovarsi non sono quelli che dimenticano il proprio passato industriale, ma quelli capaci di rileggerlo come una risorsa.

Il «domani» del titolo non si eredita, lo si costruisce, insieme.


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